L’anca a scatto
L’anca a scatto è una condizione morbosa che si manifesta durante il movimento dell’anca con scatti rumorosi, talvolta percepiti solo dal paziente, ma spesso udibili anche da una persona vicina. Dipende dal conflitto di alcuni tendini dei muscoli che circondano l’anca con il femore.
Si distinguono 3 tipologie:
- l’anca a scatto da scatto intrarticolare generata dalla presenza di un corpo estraneo a livello articolare o dalla lesione del labbro acetabolare che si introflette nella articolazione (evento raro)
- l’anca a scatto interna nella quale il conflitto è generato dal tendine del muscolo ileo-psoas e l’eminenza ileo-pettinea, il piccolo trocantere o il margine anteriore della capsula (strutture che si trovano nella zona inguinale – interna dell’anca)
- l’anca a scatto esterna nella quale il conflitto si genera tra il tendine del tensore della fascia lata ed il gran trocantere (strutture che si trovano nella regione laterale della coscia – esterna)
Chi ne è colpito?
L’anca a scatto è un disturbo che può dipendere da cause molto disparate, e non è pertanto possibile riconoscere vere e proprie “categorie a rischio”. In genere, comunque, i pazienti sono giovani-adulti, più spesso di sesso femminile.
Come si manifesta?
Il paziente può apprezzare un vero scatto dell’anca con un fremito o uno schiocco che da l’impressione della fuoriuscita dell’anca dalla sua sede.
Il dolore, sebbene non costante, è abbastanza frequente. Nelle rare forme intra-articolari il dolore ricalca quello delle comuni malattie articolari dell’anca (coxalgia), interessando l’inguine e il gluteo e talora irradiandosi in basso verso il ginocchio.
Nelle più comuni forme extra-articolari possiamo osservare invece i sintomi delle borsiti associate: la borsite trocanterica (scatto esterno) produce un dolore “al fianco” sulla sporgenza ossea del grande trocantere, la borsite dell’ileopsoas (scatto interno) produce al contrario un dolore inguinale puro, esacerbato dal movimento del “calcio di piatto” del pallone e dalla palpazione profonda in quella zona.
Come posso sapere se il mio dolore all’anca dipende da un’anca a scatto?
Sono necessari:
- Un accurato esame clinico di uno specialista che cercherà i segni clinici della malattia con test specifici;
- Una radiografia del bacino, e delle anche in 2 proiezioni°;
- Una RMN dell’anca (non del bacino) meglio se con mezzo di contrasto (Artro-RMN);
- Più raramente una TC .
Uno scatto non doloroso va curato?
Uno scatto extra-articolare non doloroso e saltuario non richiede terapie particolari. Spesso il disturbo va scomparendo gradualmente così come è insorto. Quando invece si associ a disturbi dolorosi, va sempre trattato.
Ben altra considerazione merita lo scatto intra-articolare: il suo misconoscimento può portare a graduale deterioramento dell’articolazione, fino a danni irreversibili quali l’artrosi dell’anca. Ecco perché un anca che scatta dovrebbe sempre essere sottoposta a visita specialistica, perlomeno se il disturbo non si risolve spontaneamente in poche settimane.
Come si cura?
L’anca a scatto extra-articolare richiede essenzialmente un trattamento kinesiterapico finalizzato ad allungare le strutture che scattano: una volta detese, anche lo scatto si risolverà. Gli esercizi di stretching della fascia lata sono dunque indicati nelle forme esterne, mentre quelli di stretching dell’ileopsoas sono indicati nelle forme interne. In caso di borsite associata, riposo, borsa del ghiaccio e farmaci antiinfiammatori permetteranno di alleviare i sintomi. A volte un’infiltrazione cortisonica intrabursale è necessaria per “spegnere” l’infiammazione locale e permettere una migliore riabilitazione. Solo eccezionalmente si ricorre alla chirurgia per sopprimere uno scatto refrattario ad ogni terapia incruenta: in questo caso la detensione del tendine o della fascia troppo contratta permette di eliminare il disturbo. La maggior parte di questi interventi può essere eseguito in artroscpia.
Nelle rare forme intra-articolari l’indicazione è sempre chirurgica artroscopica, solo pochissimi casi richiedono ancora un intervento chirurgico tradizionale.
Bibliografia:
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